domenica 7 dicembre 2025

Risplendo non brucio (Ilaria Tuti) - Recensione

Un padre liberato da Dachau per indagare per conto del Fuhrer. Una figlia che indaga a Trieste. Sullo sfondo l'orrore del nazismo e della guerra.


Il romanzo di cui vi parlo oggi è "Risplendo non brucio" di Ilaria Tuti.

Autore: Ilaria Tuti
Titolo: Risplendo non brucio
Casa editrice: Longanesi
Data di pubblicazione: 1 ottobre 2024
Numero di pagine: 320

Trama: 1944. La seconda guerra mondiale imperversa. Il professor Adami, internato a Dachau, viene portato via da un ufficiale, suo ex allievo, per indagare sulla morte sospetta di un soldato nazista nel castello di Kransberg, dove è asserragliato Hitler. Il professore non sa cosa gli accadrà ma il suo istinto investigativo ha la meglio sulla ragione.
A Trieste, la figlia Ada, anch'essa medico, indaga sulle aggressioni su alcune ragazze e tutto sembra puntare verso la Risiera, il luogo dove si trovano i soldati nazisti.
 
personaggi sono ben descritti e di loro ci si riesce a fare un'idea piuttosto precisa, soprattutto del carattere.

L'ambientazione è anch'essa ben descritta. La Tuti si prende del tempo per definire i luoghi che, insieme ai fatti storici, diventano veri e propri protagonisti del romanzo.

La narrazione è lineare; la scrittura scorrevole e il lessico adatto a tutti.

La trama, ben costruita e sviluppata, segue due narrazioni parallele: il crimine su cui indaga il professor Adami e quello su cui indaga la figlia Ada e le loro storie personali.

Appare ovvio dalla lettura che i due gialli sono un pretesto per affrontare un contesto storico specifico e che avere due protagonisti lontani - uno a Trieste e uno a Kransberg - offre l'opportunità di parlare di due contesti diversi: la città in cui convivono diverse etnie e tipologie di persone, tra cui nazisti, affiliati al potere e chi aiuta i partigiani, e il castello in cui si trova asserragliato Hitler in cui vi sono solamente le persone ritenute fedelissime al regime e qualche prigioniero. Viene permesso così al lettore di conoscere la situazione venutasi a creare verso la fine della seconda guerra mondiale.
Parallelamente vengono affrontati aspetti più personali legati alla reazione che si può avere al contesto storico: vi sono i protagonisti che, ognuno a modo suo, reagisce mostrando una resilienza e una coerenza nel portare avanti principi e valori di rifiuto nei confronti delle atrocità perpetrate dai dominatori; vi sono i partigiani che a loro volta si rendono responsabili di crimini indicibili in nome della giustizia ma guidati da un odio incontrollabile; vi è chi si vende sfruttando il momento per migliorare la propria condizione sociale e chi lo fa nell'illusione di salvarsi; vi sono quelli che approfittano del momento per dare sfogo alla loro crudeltà e quelli che solo in apparenza sostengono il regime.
L'autrice è stata capace di mostrarci un mondo in poche centinaia di pagine che sul lettore hanno il potere di sollecitare una riflessione sul passato ma anche sul presente e il futuro.

Questo romanzo mi ha reso la Tuti che mi piace, quella capace di entrare a contatto con l'animo umano e con il contesto che per lei è protagonista attivo delle storie.
Mi è venuto in mente che il romanzo precedente, "Come vento cucito alla terra", potesse essere una sorta quasi di prova generale per quest'ultimo in cui vengono sviluppate alcune tematiche precedentemente trattate.
La forza di queste pagine mi ha colpita in pieno, e non necessariamente nelle parti in cui è più presente la violenza, ma soprattutto in quelle in cui è presente la coerenza d'intenti.

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