domenica 3 maggio 2026

Il vento ci porterà (Ciro Auriemma) - Recensione

Un periodo storico difficile. Una ragazza in cerca di se stessa. Un romanzo di formazione che smuove l'anima.


Il romanzo di cui parlo è "Il vento ci porterà" di Ciro Auriemma.

Autore: Ciro Auriemma
Titolo: Il vento ci porterà
Casa editrice: Piemme
Data di pubblicazione: 20 aprile 2021
Numero di pagine: 350

Trama: Anne Marie è una ragazza che vive protetta dalla famiglia perché da bambina è quasi morta dopo essere stata salvata da un bambino dall'aggressione di un cane. Ma quel bambino non era uno qualunque, era il figlio dell'acerrimo nemico del padre di lei, uno che bisognava odiare. Solo che quando la ragazza lo rivede, tanti anni dopo, si accorge che i loro destini sono legati e che non sarà facile dar seguito alle imposizioni del genitore.

Questo è un romanzo non comune, e ci si accorge di questo dalle prime righe, scritte con attenzione ai dettagli e alle sfumature e con un trasporto che accompagna il lettore fino alla fine.

personaggi sono ben descritti, con dovizia di particolari per ciò che concerne l'aspetto fisico ma anche per ciò che ha a che fare con la loro personalità e il carattere, le cui caratteristiche emergono prepotenti da gesti, parole, sguardi. 

Le diverse ambientazioni sono tra le protagoniste della storia per cui vengono ben descritte, spesso con l'aiuto di metafore che ne rafforzano i caratteri distintivi.

La narrazione è lineare; la scrittura piacevole e poetica.
Il lessico si presenta ricercato ma non forbito, impreziosito da termini poco usati nella narrativa odierna ma comunque di uso corrente. Quà e là è presente qualche termine appartenente al dialetto nuorese il cui significato si deduce facilmente dal contesto.

La trama è ben ideata e ben sviluppata. Vi sono dei mutamenti non casuali durante la narrazione che rafforzano la descrizione della condizione intima dei personaggi: il lessico e lo stile di scrittura infatti sottolineano la condizione profonda dell'animo della protagonista e ne rispecchiano il passaggio dalla condizione di bambina-figlia-innamorata (con atmosfere svagate e le dolci metafore ispirate da uno spirito sognante e fanciullesco) a quella di adulta e indipendente con un bisogno di concretezza e realtà, figlio di esperienze vissute ma anche del periodo storico che ben presto si trasforma in guerra, con un nemico politico e con se stessi (accompagnato da toni e atmosfere cupi e duri).

(segue una parte con qualche spoiler)
Degna di nota anche la scelta di non raccontare quasi nulla, se non con accenni fugaci, di ciò che è accaduto alla famiglia e agli affetti di Anne Marie una volta che lei è andata via: il lettore si trova quasi nella stessa condizione della protagonista che non può avere notizie e così le varie domande riguardanti soprattutto Sophie e Giuseppe, che si credeva restassero presenti per tutta la durata del romanzo, restano senza risposta.

Complessivamente è stata una lettura coinvolgente e forte, con spunti di riflessione molto attuali.

Questo romanzo è arrivato a me per caso e ci ho messo un po' a leggerlo perché, soprattutto nella prima parte ambientata in Sardegna, è stato difficile digerire tutto l'odio e i sentimenti d'impotenza che emergevano dalle pagine di volta in volta.
I personaggi sono così veri che sembra di vederli saltar fuori dalle pagine per affollare la realtà con i loro limiti, sentimenti forti, impotenze, ingiustizie, paure.
Per assurdo la seconda parte mi ha coinvolto meno, forse perché la situazione raccontata sembrava più distante dalla nostra vita di tutti i giorni, nonostante ormai la guerra faccia parte del nostro quotidiano ogniqualvolta accediamo a un mezzo di informazione.
Untima considerazione: peccato che questo romanzo sia finito fuori catalogo così presto perché avrebbe avuto molto da dire e raccontare a chi non lo conosce.

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