lunedì 30 giugno 2025

La casa delle voci (Donato Carrisi) - Recensione

Uno psicologo “addormentatore di bambini”. Una donna alla ricerca della verità del suo passato. Cosa succede quando ciò che ti spaventa ti attrae?

Il libro di cui vi parlo oggi è di un autore amatissimo in tutto il mondo, Donato Carrisi, e il titolo è ''La casa delle voci''.

Questo romanzo inaugura la serie di Pietro Gerber, detto l'addormentatore di bambini, ossia uno psicoterapeuta infantile che utilizza l'ipnosi come metodo terapeutico.

Autore: Donato Carrisi
Titolo: La casa delle voci
Casa editrice: Longanesi
Data di pubblicazione: 2 dicembre 2019
Numero di pagine: 400

Trama: Pietro Gerber vive una vita tranquilla a Firenze con la moglie, un figlio di due anni e l'ingombrante ricordo del padre, ormai deceduto, detto il signor B.

Un giorno riceve una chiamata da un'affermata psicoterapeuta australiana che gli chiede di aiutare una sua paziente, Hanna Hall, durante il suo soggiorno nel capoluogo toscano: la donna infatti ha deciso di intraprendere un viaggio nei luoghi della sua infanzia sulle tracce del suo passato. Ma dal loro primo incontro Pietro percepisce qualcosa di inquietante in Hanna che lo mette a disagio, e non solo per il fatto che è abituato a seguire pazienti minorenni.

La storia fonde i due piani della vita del protagonista: quello familiare e quello professionale. In modo molto credibile ci viene raccontato un uomo in parte irrisolto che fa del suo meglio per andare avanti, sforzandosi di creare dei punti fermi a cui provare ad ancorarsi nei momenti in cui si sente perso.

I personaggi sono molto credibili, ben costruiti e ben descritti.

Il protagonista, in particolare, presenta delle sfaccettature caratteriali che lo rendono realistico: determinato e competente ma anche dubbioso nei confronti della sua vita.
Hanna invece la vediamo attraverso gli occhi di Pietro: un'immagine contraddittoria di donna forte e determinata e allo stesso tempo fragile e impaurita, tanto da sembrare una proiezione delle paure dell'uomo.

La scrittura è scorrevole e i capitoli brevi rendono la lettura ancora più spedita. Il lessico non presenta espressioni dialettali o tecnicismi. La trama è ben ideata e ben sviluppata.

Il romanzo nel complesso si presenta piacevole e pieno di suspense.

Carrisi è molto bravo nel creare stati di tensione e suggestioni che poi si riverberano sull'immaginazione del lettore che è motivato ad andare avanti per scoprire cosa succederà in seguito.

Per me era il primo romanzo dell'autore.

Ho trovato una scrittura coinvolgente che mi ha conquistato dalla prima pagina e fino all'ultima non mi ha permesso di avere cali di interesse. Il protagonista ti permette fin dall'inizio di empatizzare con lui ed è come se ti accompagnasse nel racconto.
Si nota subito come Carrisi sia preparato, forte anche degli studi in criminologia, e sappia come gestire con competenza una storia psicologicamente complessa come questa, in cui anche la cura dei dettagli è fondamentale.
Non a caso questo autore è considerato un maestro del suo genere e la sua fama va oltre i confini nazionali.

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